Dalle campagne più iconiche alle allegre compagnie.

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Ho sempre avuto un debole per le pubblicità della birra. Difficile dimenticare le storiche campagne Peroni, giocate sulla “bionda”, tra le più iconiche della pubblicità italiana.

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O i celebri spot Heineken, che ha saputo legare il suo brand al divertimento, alla condivisione e al consumo responsabile.

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Tra le mie preferite c’è sicuramente Ichnusa che incarna lo spirito autentico della Sardegna, terra che porto sempre nel cuore e che mi ha regalato emozioni “mai filtrate”, come i suoi tramonti e le sue sfumature di blu vero e intenso.

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Potrei dilungarmi per ore a parlare di questo argomento, perché in fondo una birra tira l’altra. Così come adoro quell’immaginario ricco di sensazioni positive, fatto di serate rilassate, incontri tra amici, musica, serate ed emozioni che vorresti non finissero mai.

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Proprio come l’estate.
E agosto, per quanto mi riguarda, è indiscutibilmente il mese della birra.
È sinonimo di ferie, tramonti e feste all’aperto. E di vacanze che iniziano con un semplice: “Beviamo una cosa?”, e che poi non sai mai dove ti porteranno…

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Perché la birra ha una qualità davvero speciale: riesce a mettere insieme le persone senza bisogno di alcuna formalità.

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E così è iniziata anche questa storia che vi sto per raccontare.
Questo primo brindisi lo dedico a Giuseppe!

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La mia curiosità per il mondo della birra è nata grazie a Giuseppe Garbarino. Chi ha letto il mio FRAday C’era una volta dedicato a Pinocchio, probabilmente si ricorderà di lui: il mio “agente” speciale.
Un uomo simpatico ed estroverso, che non solo mi ha fatto scoprire per la prima volta il Museo del Giocattolo, ma mi ha anche aperto le porte del suo birrificio fiorentino.

Foto Birrificio Oltrarno
Eh sì, lo confesso: non poteva che essere che una birra a suggellare la nostra amicizia!
Appena l’ho assaggiata, mi sono reso conto che non si trattava di una birra qualsiasi…
Perché Giuseppe produce birre diverse, non solo nel gusto.

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Ognuna possiede la propria identità, ma sono tutte unite dalla stessa storia. Quella che affonda le proprie radici nella passione condivisa di un gruppo di amici che, un giorno, decidono di creare insieme un’azienda agricola spinti da un’idea semplice e concreta: lavorare la terra e costruire qualcosa da lasciare ai propri figli.

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Così cominciano a coltivare orzo distico, luppolo e zafferano, dando vita a circa quindici birre.

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E poi c’è Pinocchio.

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La birra dedicata al burattino ha un’essenza di legno che richiama l’inizio della storia e un gusto delicato, quasi collodiano. Sarà anche per il rapporto che ho costruito con Giuseppe, ma è una delle mie birre preferite.
Cosa dire invece della Honey Ale?

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Che il miele si sente davvero, sin dal primo sorso. Arriva subito, senza chiedere il permesso.
Una volta assaggiate, mi sono detto: ok, qui c’è un mondo tutto da scoprire.
Sentite cosa mi ha raccontato Giuseppe durante la nostra prima intervista.
Una storia fermentata in migliaia di anni.

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Più esploravo questo mondo, più capivo che dietro una birra c’è molto più di quello che immaginiamo.
La birra accompagna l’uomo da migliaia di anni.
È legata alla coltivazione dei cereali, alle prime civiltà, alla vita quotidiana.

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Nel Medioevo sono stati soprattutto i monasteri a trasformarne la produzione in una vera arte.

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Poi sono arrivati i grandi birrifici industriali.

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E oggi, quasi come un ritorno alle origini, stanno crescendo piccoli produttori che rimettono al centro la terra, le materie prime e la sperimentazione.

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Ed è qui che mi sono imbattuto nella birra agricola.
La mia prima vera birra? Una Chimay.

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Il mio legame con la birra è cresciuto e si è evoluto soprattutto attraverso i viaggi.
La Chimay è stata una delle prime birre che ho gustato all’interno di un antico monastero in Francia, immerso nella natura e nel silenzio.

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È stata una sensazione davvero unica, che mi ha aperto un mondo, trasformando una semplice bevanda in un’esperienza che oserei definire “mistico-sensoriale”.

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La prima volta che ho bevuto una birra a “temperatura ambiente” è stato proprio in Scozia.

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Lì, in quasi tutti i pub, viene servita secondo la tradizione, per esaltarne il sapore e i profumi.
Mentre in Spagna, la birra è rigorosamente ghiacciata, spillata in bicchieri appena usciti dal freezer.

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È proprio il caso di dirlo:
paese che vai, birra che trovi!
E in fondo è proprio questo il bello. Perché non esiste un solo modo di bere, vivere e interpretare la birra.

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Io personalmente preferisco consumarla molto fresca, ma ho scoperto che anche la temperatura cambia l’esperienza. Una birra leggera vuole freschezza. Una più strutturata, invece, ha bisogno di qualche grado in più per raccontarsi.
L’affascinante percorso dalla terra al bicchiere.

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Mi sono sempre chiesto cosa accade prima che la birra arrivi sul tavolo, come avviene la produzione di una birra artigianale e che tipo di attività vengono svolte per garantire l’alta qualità del prodotto.

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Le risposte me le ha date Stefano Mecatti, socio di Giuseppe e mastro birraio.

Stefano Mecatti, mastro birraio
Stefano è un tecnico e lo capisci subito.
Quando parla della birra entra nei dettagli: malto, macinazione, bollitura, luppolo, whirlpool, raffreddamento, fermentazione.

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Io, lo ammetto, non conoscevo nemmeno metà delle cose che mi ha raccontato.

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Ascoltandolo ho infatti capito una cosa molto semplice:
Fare la birra può sembrare facile. Ma farla bene è tutta un’altra storia.

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La sorpresa più grande è stata quando mi ha parlato dell’IGA, la cosiddetta “Italian Grape Ale”, dove birra e vino si incontrano attraverso il mosto d’uva.

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Pensate: Chardonnay, Merlot e Sangiovese dentro una birra!

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E io che pensavo che la birra fosse solo birra… invece no, è molto, molto più creativa di quanto si possa pensare.
Se volete saperne di più sulla tecnica di produzione, vi consiglio di seguire l’intervista di Stefano.
Sei soli assaggi. E la promessa di ritornare.

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Il birrificio Oltrarno propone circa quindici birre artigianali.
Io ne ho assaggiate sei.
Solo sei.
Dovrò tornare.

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La Pinocchio, come vi ho anticipato, è tra le mie preferite, perché racchiude la passione e quella magica storia che mi lega a Giuseppe.
Poi c’è la IGA, dove vino e birra si incontrano.
La Honey Ale, con la sua inconfondibile nota di miele.
La Belgian, intensa e piena di carattere.

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La Brit, dorata, fresca e facile da bere.
E la IPA, esplosiva, profumata, tutta luppolo e fantasia.
Difficile dire quale sia la migliore.
Ma forse non è questo il punto.

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Il punto è che una birra può sorprenderti molto più di quanto immagini.
Dopo il birrificio, tutti in Birr’aia!

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Ed è qui che entra in scena Niccolò Garbarino.

Niccolò Garbarino
È tutto suo padre.
Ma con una sua energia, più giovane, più contemporanea, più easy.

Stefano e Niccolò
Nell’intervista racconta la sua passione per la birra, certo. Ma soprattutto racconta un luogo che ormai è diventato qualcosa di più di un birrificio: un vero salotto cool della birra agricola, immerso nelle colline, a pochi minuti dal centro di Firenze, tra antiche mura che sembrano portarsi dietro secoli di storie.

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E mentre lo ascolto, mi torna in mente l’entusiasmo di suo padre Giuseppe quando parla di Pinocchio.
Quello vero.
Quello che non hai bisogno di fingere davanti a una telecamera.
Perché quando ci credi davvero, si vede.

il team della Birr’aia
Niccolò ha dato una bella spinta alla Birr’aia di Marignolle, avvicinandola sempre di più a un pubblico giovane.
E quando sono arrivato lì, ho capito immediatamente il perché.
Sei sulle colline di Firenze, in mezzo ai terreni agricoli del birrificio.
Hai una birra in mano, qualcosa di buono da mangiare, la musica che parte e intorno a te persone che sembrano essere lì per un motivo molto semplice: stare bene insieme.

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Ci sono le IPA, le birre più classiche e poi arrivano quelle che non ti aspetti. Come la birra salata al pepe rosa.
La assaggi.

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Ti sorprende.
Poi arrivano i piatti.

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Inizia la musica.
E, quasi senza accorgertene, la serata cambia marcia.
Perché la cosa bella è proprio questa: non sembra di essere in una birreria.
Sembra di essere dentro una bella serata d’estate.

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Di quelle in cui perdi la cognizione del tempo, fai un altro giro di birra e pensi:
“Ok, qui ci sto proprio bene”.
Ed è questa, alla fine, la cosa che mi ha conquistato della Birr’aia.
È giovane, informale, autentica.
Un posto dove magari arrivi per bere una birra e poi ti ritrovi a restare per tutto il resto.

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E il bello è che Niccolò non si è fermato alla birra.

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Qui puoi anche fare yoga, ascoltare la presentazione di un libro insieme a un autore toscano oppure, ogni venerdì, metterti davanti a una tela e dipingere.

Foto Birrificio Oltrarno
Benessere, cultura, arte, musica e birra.

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Un mix che, sulla carta, potrebbe sembrare stranissimo.
E invece funziona.
Eccome se funziona.
Da maggio a settembre è praticamente sempre pieno.

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Dopo esserci stato, sinceramente, non mi sorprende affatto.
Perché la Birr’aia non è semplicemente un posto dove andare a bere.

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È uno di quei luoghi che vivi intensamente.
E quando una birra riesce a diventare il pretesto per stare insieme, ascoltare musica, scoprire qualcosa di nuovo e godersi una sera sulle colline di Firenze…

Foto Birrificio Oltrarno
beh, forse hai trovato la formula giusta.
Questo weekend? Alziamo le bottiglie!
Alla fine mi sono chiesto cosa mi piace davvero della birra.
Non credo sia solo il gusto.
È tutto quello che succede intorno.

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Gli amici. La musica. Una serata d’estate. Una bottiglia sul tavolo. Una risata. Un brindisi.
Forse è proprio per questo che mi piace brindare con la bottiglia in mano.
Niente calici. Niente rituali. Niente formalità.
Si alza la bottiglia e si fa cin cin.

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Semplice. Diretto. Autentico.
Questo weekend, se non avete programmi e siete a Firenze, sapete già dove andare.

Foto Birrificio Oltrarno
Se invece siete di un’altra città o ancora in vacanza e volete scoprire gli scatti del mio tour del Birrificio Oltrarno e della Birr’aia, vi invito a seguirmi sui miei social: LinkedIn, Facebook, Instagram e YouTube.
Oh grulli, si beve! 🍻Oggi è FRAday!

Foto Birrificio Oltrarno
Paola Nardella Agosto 23, 2026
Grazie Francesco per la passione e le info che dai in ogni tuo articolo. E comunque, pienamente d’accordo: birra = estate 😃
FFG Agosto 24, 2026
Grazie Paola!
Luca Maria Apollonj Ghetti Agosto 25, 2026
Grazie Giuseppe, molto interessante e soprattutto istruttivo. Non essere che un occasionale bevitore di birra e dopo averti letto, desiderare di saperne molto di più, deve essere per te una grande soddisfazione.
FFG Agosto 26, 2026
Grazie Luca
Viviana Caputo Agosto 25, 2026
Sorprendente, Francesco, la narrazione e la descrizione della tua esperienza! Mi hai fatto venire voglia di assaggiare tutte le birre della Birr’aia attraverso le tue esperienze di gusto e di olfatto… Ed io, come sai, sono semi-astemia! 🤣 Complimenti 👏
FFG Agosto 26, 2026
Grazie Viviana e buona Sardegna!
Federico Marcellino Agosto 26, 2026
Grazie Francesco.Un racconto entusiamante direi anche emozionante grazie ancora Francesco
FFG Agosto 26, 2026
Sei sempre un grande Federico grazie
Nicola Agosto 26, 2026
Belle storie ❣️
FFG Agosto 26, 2026
Grazie Nicola
Andrea Lopez Agosto 26, 2026
Mi hai fatto venir voglia di visitare questi luoghi magnifici e soprattutto di provare queste interessanti birre!
Roberta Settembre 2, 2026
Il tuo FRAday, tutto da leggere e con tanto da scoprire, è quasi subliminale. In ogni parola, in ogni riga sembra di assaporare la birra con il suo personalissimo bouquet, non prima di averla vista spillare o stappare osservando la schiuma abbassarsi lentamente nel bicchiere come una clessidra del tempo. Perché la birra esige movimenti lenti, allunga gli istanti di leggerezza ed è un rito che invita a fermarsi, senza troppi formalismi, all’ascolto senza filtri, di se stessi e degli altri, alle confidenze, ai progetti. È un inno alla libertà.
Tu ci ricordi, raccontando il backstage di un mondo di luppoli e di malti, calibrato da agronomi e alchimisti, di quanta sapienza artigianale ci sia dietro un boccale di birra che ha attraversato generazioni, classi sociali, latitudini differenti, pub, monasteri e saloon, letteratura e cinema. E che ha sempre sedotto proprio tutti se persino Shakespeare fece dire al suo Enrico V: “Darei tutto il mio potere per una pinta di birra”.