Essere o non essere: il dilemma è sempre lo stesso.

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Passano gli anni, centinaia di anni, ma quando si parla di design è inevitabile porsi alcune domande. Risponde a un bisogno reale? È facile da utilizzare? È fatto per durare? È davvero sostenibile?
Sia chiaro, sono tutte domande legittime e imprescindibili, ma quando si entra nel perimetro del Fuorisalone di Milano, ce n’è una che supera tutte le altre: stiamo davvero parlando di progetti, oppure si tratta solo di messa in scena?

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Questo è il mio quarto FRAday che dedico al Fuorisalone.
Continuo a tornarci non per masochismo (le file sono infinite, il traffico è in tilt, la folla è disumana) ma per un motivo molto semplice: ogni anno sono alla ricerca di qualcosa in più rispetto all’edizione precedente. Un’emozione autentica. Un’esperienza memorabile. Un progetto che abbia qualcosa da dire.

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Ecco perché quest’anno ho deciso di non farmi incantare da quelli che mi piace definire come “incantatori online”. Ho evitato con cura guide, liste e raccomandazioni. Tutti quegli articoli che affollano la rete prima e durante il Fuorisalone, spesso hanno lo stesso scopo: dirottare il pubblico di turisti e visitatori verso gli spazi più visibili, più instagrammabili, ma raramente i più interessanti.

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Il design che cerco non è (solo) lì. Ma altrove. Nei luoghi meno scontati e ancora poco conosciuti, nelle vie laterali, dove hai la possibilità di incontrare e conoscere chi il design lo crea ogni giorno.

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Il Fuorisalone 2026 per me è stato proprio questo: grandi delusioni ma anche incredibili scoperte.
Come si è evoluto negli anni il Fuorisalone.

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Nato come espressione libera, spontanea, quasi controcorrente, il Fuorisalone era, all’inizio, un gesto culturale. Un modo diverso di vivere il design, fuori dagli schemi e fuori dai padiglioni del Salone del Mobile.
Oggi è diventato altro. Un ecosistema culturale e commerciale fortemente attrattivo capace di ospitare una miriade di eventi diffusi in tutti i principali distretti urbani legati al design: Brera, Porta Venezia, Tortona, Le 5VIE, Isola, Portanuova, Stazione Centrale, Durini.

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Numeri record. Visibilità globale. Attrattività fuori scala.
Eppure, proprio a causa di questa crescita così smisurata, qualcosa si è incrinato. Negli ultimi anni il Fuorisalone sembra aver progressivamente tradito la sua identità, trasformandosi in una gigantesca macchina commerciale.

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Cosa c’è di male? Nulla, se il design resta il protagonista.
Il problema nasce quando smette di esserlo. Quando mi sono trovato in zona Tortona e ho visto centinaia di persone in fila per entrare nella POOL di McDonald’s con tante palline colorate, mi sono domandato cosa c’entrasse in quel contesto quella operazione di brand entertainment!

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Sì perché è di progetti di design che stiamo parlando, non di una “fiera del panino”.
Mi duole dirlo, ma una parte del Fuorisalone ha perso la direzione. Tech, moda, food: tutto ha diritto di stare dentro questo meraviglioso ecosistema.

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Ma quando entra chiunque, si perde il focus progettuale.
Zona Tortona ha confermato questa mia sensazione.
Superstudio mi ha lasciato poco. A parte Lexus, ricordo soprattutto la folla da Moooi: scenografico, forte visivamente, ma prevedibile. Tanto impatto, troppa poca sostanza.

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Fortunatamente non mi sono fermato lì. Lo spazio di Archiproducts è uno di quei luoghi che non tradiscono mai le aspettative: immersivo, coerente, tra installazione e ricerca. Ci torno ogni anno, anche per la loro bag, che resta sempre tra le migliori.

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Per me oggi Tortona è questo: più festa, meno ricerca. Troppo spettacolo. L’anno prossimo passerò oltre. Il Fuorisalone è troppo grande per restare intrappolati nei cliché.
Anche a Portanuova non ho trovato molto, ma alcune installazioni funzionavano: un uso intelligente di parole, simboli e tecnologia nello spazio urbano. Più pop, certo, ma almeno capace di lasciare un ricordo (e anche qualche scatto per questo articolo).

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A due passi da lì, a 10 Corso Como mi sono trovato davanti a un polpo gigante che avvolgeva l’intero edificio.

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Instagrammabile, sì.
Ma da un brand come Moncler è lecito aspettarsi qualcosa di colossale non solo nelle dimensioni, ma anche nelle idee, nell’originalità e nell’esperienza di design vissuta!

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Tre giorni non-stop alla ricerca del Sacro Design.

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Percorrere le 5VIE Design District è un’esperienza totalizzante per chi, come me, ama il design. Qui cambia tutto. Meno marchi, più ricerca. Spazi storici, cortili nascosti, progetti indipendenti.

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Ci entro sempre in punta dei piedi, in silenzio. Ascolto, osservo, mi lascio attraversare dagli spazi. Non mi limito a guardarli: li vivo con curiosità e ispirazione.

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La scoperta più forte di quest’anno è stata Alcova.
Per me, uno dei progetti più interessanti dell’intera Design Week.

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Luoghi abbandonati, lasciati quasi intatti, diventano percorsi immersivi, carichi di memoria e visione.

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Tra questi, l’ex Ospedale Militare di Baggio.

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Lì ho trovato un pubblico diverso: internazionale, giovane, attento. L’atmosfera era quasi sospesa. In una chiesa abbandonata ho ammirato un’installazione di luce e suono, sentendomi parte di un rito mistico. Un esperienza davvero forte e al tempo stesso intima.

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Mi ha colpito molto anche il progetto 6:AM alla Piscina Romano: un luogo sportivo dove il vetro è stato utilizzato come materiale vivo, capace di attraversare ambienti e linguaggi diversi.

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A Palazzo Litta, invece, ho trovato meno ispirazione rispetto all’anno scorso, ma una stanza mi è rimasta impressa: veli sospesi, luce filtrata, una figura che legge. Ritmo lento, quasi meditativo.

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Perché il punto, alla fine, è sempre lo stesso: il design non si guarda e basta.
Si ascolta. Si vive. Si ama.

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Un vero Fuorisalone dell’auto.
Dopo la fine del Motor Show di Bologna, molte case sono arrivate anche qui.
Škoda Auto ha portato un’esperienza chiara, semplice, immediata. E la sua installazione a Palazzo del Senato è stata una delle più visitate.

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Audi ha lavorato invece su luce, suono e sostenibilità, con il contributo di Zaha Hadid Architects che ha realizzato un guscio architettonico in movimento.

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Lexus ha trasformato l’auto in spazio attraverso un’installazione immersiva ispirata al suo modello iconico LS Concept, presentando al pubblico l’inizio di una nuova era della mobilità.

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Ricordo ancora quando anni fa mi era stato affidato il compito di portare il marchio per cui lavoravo al Fuorisalone. Poi d’un tratto, quando tutto sembrava pronto e il concept creativo era stato persino accettato, non se ne fece più nulla.
Nonostante la piccola delusione, continuo ad essere convinto che portare un’auto al Fuorisalone è una grande opportunità: lì il prodotto smette di essere solo un oggetto e diventa esperienza, racconto, presenza nello spazio.

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Un piccolo break nella mia amata Sardegna

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Dopo tre giorni immersivi quest’anno ho deciso di concedermi una bella pausa ritornando in uno di quei luoghi in cui non puoi non esserci durante la Design Week. Nonostante il tempo sia sempre troppo poco. Nonostante la difficoltà di trovare parcheggio. Nonostante le tantissime cose da fare.

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Perché NonostanteMarras è uno spazio creativo che non finisce mai di sorprendere.
Quest’anno, ad essere sincero, mi sono detto “giusto il tempo di un caffè”, ma alla fine mi sono fatto trascinare anch’io dalle ondate di creatività di questo magico Temporary Store che per l’occasione è stato trasformato in una sorta di “villaggio vacanze” anni ’60 con la divertente performance “PicNic a Le Vasche di Ciù Peppì”.

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Un racconto tra moda, arte e Sardegna che esplorava il legame tra memoria e innovazione attraverso le collaborazioni con Nodo Italia, Kartell, Tarimatec e Jacuzzi. Un’atmosfera davvero suggestiva e spensierata, scandita dall’inconfondibile stile di Marras.

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E dato che la Sardegna la porto sempre nel cuore, ho deciso di continuare questo percorso alla M77 gallery con “Paso Doble”, un’esposizione dedicata a Maria Lai e allo stesso Marras.

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Qui il design non è dichiarato. È nel modo in cui le storie prendono forma.

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Questo weekend esploriamo il mondo del design

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Il Fuorisalone, come la WinteRace, resta un appuntamento fisso e imprescindibile a cui mi piace partecipare, anno dopo anno. L’anno prossimo ci ritornerò con uno spirito sicuramente diverso. Andando più a fondo. Cambiando prospettiva. Cercando luoghi ed esperienze inedite.

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Mentre mi preparo a compiere questo salto di qualità, ho preparato un reportage fotografico per condividere con tutti voi l’esperienza vissuta quest’anno. Vi aspetto quindi sui miei canali social Facebook, Instagram e Linkedin.
Godiamoci la leggerezza del design. Oggi è FRAday!

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Francesco Maggio 8, 2026
Come sempre, affascinanti i tuoi momenti e come ce li trasmetti 👏👏
FFG Maggio 11, 2026
Grazie Francesco
Maria luisa Maggio 31, 2026
Bellissimo viaggio nelle immagini e nelle sensazioni , un regalo per che come me non ha avuto l’opportunità di visitare le esposizioni.
Grazie, davvero
FFG Maggio 31, 2026
Grazie a te maria luisa
Roberto Granata Maggio 10, 2026
Bellissime opere d’arte
Serena Maggio 11, 2026
Ottimo il tuo fraday! La tua,autenticita’ poetica permette di viaggiare in una carrozz a dorata!
FFG Maggio 11, 2026
Grazie Serena
Andrew Kosciuszko Maggio 12, 2026
Francesco, always an interesting and deep and personal perspective.
FFG Maggio 31, 2026
Thank you Andrew
Francesca Toja Maggio 13, 2026
Sempre bello leggerti. Ottimi spunti e tutti condivisibili.
FFG Maggio 13, 2026
Grazie Francesca
Roberta Maggio 17, 2026
To be or not to be. Questo è il dilemma del design. Essere o apparire come osservi nel tuo FRAday. Che fa riflettere su una Design Week che sembra inseguire ogni anno di più il proprio riflesso. E diventa una liturgia laica dove gli oggetti quasi si dissolvono cannibalizzati da hyperscenografie e dall’ossessione di esperienze immersive o vengono messi in posa per essere instagrammati più che ammirati, studiati, capiti come oggetti rappresentativi del nostro tempo. Il tuo sguardo colto (anche fotografico) e fuori dal coro racconta perfettamente una visione mancata, quella di una Design Week che eccede in creatività ma perde in profondità. E che si adegua a un’epoca inquieta dove non soltanto il pensiero ma tutto accelera e non è mai abbastanza. Anche lo stupore. Anche la meraviglia.
FFG Maggio 31, 2026
Grazie! Aspetto con ansia il prossimo commento
Luca Maggio 22, 2026
Un ottimo punto di vista da tenere ben presente per la prossima edizione
FFG Maggio 31, 2026
Grande Luca