Tutto è iniziato da un “polpo di fulmine”.

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Ci sono storie che lasciano un segno nella vita di ognuno di noi. È quello che è accaduto a me quando ho avuto l’opportunità di incontrare ed intervistare tre persone straordinarie: Paolo, il pescatore di Talamone, Letizia Marsili, scienziata affermata e Antonio Rancati, ideatore di Octopolis.

Ma cosa unisce persone così diverse tra loro? Una sola risposta: la Passione.

È questa l’incredibile magia del mare. Sa intrecciare i destini. Incrociare storie. Ma soprattutto far nascere connessioni autentiche che solo la forza della natura può spiegare.

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Le loro storie sono diverse, è vero, ma fanno bene al mare e all’anima, perché parlano di impegno, amore e tanta dedizione.

Dopo la lunga e intensa chiacchierata in barca con Paolo (a cui ho dedicato un intero FRAday che vi consiglio di leggere, se ancora non lo avete fatto), ho capito che il mio viaggio non poteva finire lì. Così sono ripartito, seguendo ancora una volta il richiamo del mare, stavolta verso l’Università di Siena, dove mi aspettava Letizia Marsili: eco-tossicologa marina, specialista nello studio dei contaminanti come i PFAS, nonché voce autorevole nella ricerca ambientale e nella difesa dei cetacei.

Foto Letizia Marsili

La storia di Letizia è come una rete lanciata in acque profonde: fatta di fatica, perseveranza e fiducia nel futuro. Per oltre vent’anni ha dovuto lottare contro la precarietà prima di diventare professoressa ordinaria, ma non ha mai smesso di credere nella sua missione.

Foto Letizia Marsili

La sua storia si intreccia a quella di Antonio che vive la sua visione ecologica come un atto di coerenza e speranza, e a quella personale di Paolo, definito affettuosamente dalla stessa Letizia “una specie in estinzione”.

Letizia Marsili con Antonio Rancati nel suo ufficio

Se volete conoscere meglio la storia di Letizia, vi invito a seguire la sua prima intervista cliccando QUI.

Il male silenzioso dei nostri mari.

Quando sono entrato nell’ufficio della professoressa ho subito capito che eravamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Mi ha parlato con chiarezza, andando dritta al punto. Sa esattamente quello che dice, e lo trasmette con la forza di chi vive davvero ciò che racconta.

Balena morta per i POPS – Foto Letizia Marsili

Da anni, infatti, studia l’impatto dei contaminanti sugli esseri viventi. Mi parla dei POPs: DDT, PCB. Sostanze invisibili ma resistenti. Non spariscono. Restano. Si accumulano nel corpo, nell’acqua, nell’aria, nel suolo. E fanno danni anche lontano da dove sono state rilasciate.

spiaggiati morti – Foto Letizia Marsili

Un dato mi colpisce: il DDT non si usa più da decenni, eppure è ancora ovunque. È il secondo contaminante più presente nel Mar Mediterraneo.

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“Il primo contaminante sono i PCB – Policlorobifenili,” mi spiega Letizia. “Vietati nel 2001 con la Convenzione di Stoccolma.”

Eppure li troviamo ovunque, nei cetacei e persino nell’uomo.

Gli effetti sono devastanti: indeboliscono il sistema immunitario, alterano il DNA. E sono ancora in circolo.

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Dopo l’interessantissima chiacchierata con la professoressa Letizia Marsili, ho incontrato Antonio Rancati. Una ventata di entusiasmo. Positivo, diretto, un grande comunicatore.
Con lui, come ho anticipato nel primo paragrafo, è stato un vero… “polpo di fulmine”!

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Parlando insieme, mettiamo a fuoco una verità chiara a tutti: il primo vero contaminante oggi è la plastica.

Foto Antonio Rancati

O meglio, la microplastica. Minuscola – sotto i 5 millimetri – ma presente ovunque.

Foto Antonio Rancati

Parte dai fiumi, arriva al mare. E non si ferma lì.

microplastiche nel sangue – Foto Antonio Rancati

Mi racconta:

“Il dottor Ragusa le ha trovate nella placenta. E persino nel latte materno. Proprio lì, dove inizia la vita.”

Per questo Antonio è attivo con Plastic Free, una onlus che agisce davvero: pulisce le spiagge, entra nelle scuole, dialoga con le persone. Promuove ogni giorno scelte concrete e consapevoli, capaci di cambiare davvero le cose.

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Mi ricorda anche da dove è iniziato tutto: Giulio Natta, l’inventore del polipropilene. Una scoperta geniale. Certo. Peccato, però, che subito dopo sia arrivato il profitto.

Foto Antonio Rancati

E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Un’invenzione brillante che si è trasformata in una catastrofe ambientale.

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Ce lo racconta in questa prima INTERVISTA davanti ad una balenottera di 15 metri.

Navigare in buone acque è ancora possibile?

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La risposta me l’ha data la professoressa Letizia Marsili. È diretta e concreta. Il mare lo porta addosso: orecchini a forma di polpo, pesci sulla bacheca. Niente pose, solo passione autentica.

SEA the good

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Non serve farle troppe domande. Parla con lo sguardo, con i gesti, con l’energia di chi vive ogni giorno ciò che studia.

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Ha fondato MAGIAMARE, il gruppo di ricerca dell’Università di Siena che si occupa di ambiente marino e terrestre, di specie protette e di inquinanti come i POPs. Fanno divulgazione, educazione e ricerca sul campo. Lavorano nel Mar Tirreno, analizzano i cetacei spiaggiati, proteggono la biodiversità.

Letizia preleva un campione dalla balena morta per le analisi – Foto Letizia Marsili

“Facciamo biopsie cutanee ai cetacei e poi analizziamo i dati per capire il loro stato di salute”

mi racconta con calma e convinzione.

Molti pensano che l’ambientalismo sia solo teoria, roba da salotto. Ma chi lo vive davvero ti guarda negli occhi e ti dice: il problema è reale, è adesso, e riguarda tutti.

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Non servono allarmi gridati. Serve chiarezza. Serve dimostrare che ecologia ed economia possono camminare insieme. E quando si parla di soldi, tutti iniziano ad ascoltare.

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Con rigore scientifico e visione, lei e il suo team trasformano l’ecologia in azione. Niente slogan, solo fatti.

Ecologia, economia, etica: è questa la loro formula. E la mettono in pratica ogni giorno, unendo ricerca e istituzioni, spingendo per leggi che proteggano davvero l’ambiente in cui viviamo.

SEA the good

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Acconto a noi c’è Antonio, che ascolta con attenzione mentre intervisto la professoressa. Annuisce. E quando arriva il suo turno, davanti ai resti di una balena, riprende il filo del discorso e aggiunge:

“Bisogna far capire che l’ecologia non è una parola vuota, ma un motore per l’economia.”

Conosciamo da vicino il nostro amico polpo.

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Tornando a chi ci ha messi in contatto, Paolo, Antonio e la professoressa mi parlano del polpo come di una vera “sentinella del mare”.

Spesso lo consideriamo solo un piatto, ma il polpo è molto di più.

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Non è una specie chiave come la stella marina, ma ha un ruolo importante per l’equilibrio dell’ecosistema.

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Si nutre di specie aliene, in aumento a causa del riscaldamento delle acque: pesce lepre, pesce pappagallo e altre specie poco conosciute che vivono a profondità sempre più basse per via dell’aumento delle temperature.

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Mangia anche il granchio blu, che si sta diffondendo rapidamente con il cambiamento climatico.

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In più, con i suoi tentacoli “spazzola” il fondale marino, creando nuovi spazi vitali per tante altre forme di vita.

“La verità è che arrivano specie aliene che sostituiscono quelle del nostro mare,” mi dice nella sua INTERVISTA la professoressa. “Il polpo, che mangia di tutto, ci aiuta a tenerle sotto controllo.”

Pesce palla maculato – Pixabay

Il Pesce palla maculato, per esempio, è considerato una delle specie aliene più pericolose in assoluto. Arriva dal Mar Rosso, contiene tetrodotossina, un veleno potentissimo (più del cianuro) e attacca le specie locali.

Antonio, NELLA SUA INTERVISTA, definisce il polpo un “eco-designer”: si costruisce la tana, apre barattoli e arreda un’anfora come se fosse il suo salotto.

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“Non si accontenta di trovarsi una casa, la sistema anche!” mi racconta sorridendo.

SEA the good

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È intelligente, curioso, adattabile. E no, non può essere ridotto solo a un piatto di cucina!

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Da questa consapevolezza nasce l’idea di Octopolis. Il progetto fondato da Antonio per unire arte, scienza ed educazione.

Foto Antonio Rancati

Il suo obiettivo è preciso: vuole rimettere il rispetto del mare al centro. Ed è per questo che ha scelto il polpo come simbolo: una creatura che incarna intelligenza, equilibrio e capacità di adattarsi. Una vera ispirazione per tutti!

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Insieme verso un futuro sostenibile per tutti.

SEA the good

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C’è un punto su cui tutti e tre – Paolo, Antonio e la professoressa – sono d’accordo: ecologia ed economia devono camminare insieme. È l’unico modo per cambiare davvero le cose.

Per questo, la comunicazione è fondamentale. L’ambientalismo non può più chiudersi in un linguaggio ideologico, come negli anni ’70.

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Oggi serve parlare chiaro, con i fatti. Servono dialogo, consapevolezza e concretezza.

Paolo lo dimostra ogni giorno: con il pescaturismo e l’ittiturismo protegge il mare e allo stesso tempo genera valore per la comunità.

LA VOCE DEL MARE

Fot Paolo il pescatore

La professoressa non si limita alla ricerca: scende anche in piazza, sulle spiagge, nelle scuole. Racconta cosa succede davvero al nostro ambiente. Usando parole semplici e accessibili a tutti. Sentite come vede il futuro in questa INTERVISTA.

Foto Letizia Marsili

Antonio, da parte sua, porta esempi concreti. Come la gestione efficiente e sostenibile dei RAEE – il riciclo dei rifiuti elettronici: meno sprechi, più risorse, più lavoro.

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Il futuro si costruisce così: ognuno fa la sua parte.

E qualcosa si sta muovendo, finalmente, anche nel mondo delle imprese. Alcuni packaging oggi sono persino commestibili, progettati per non lasciare tracce nell’ambiente.

Foto Antonio Rancati

A questo proposito Antonio mi dice: “La scelta green negli acquisti è sempre più importante. I packaging nel futuro dovranno essere tutti riciclabili.”

Foto Antonio Rancati

Ma il cambiamento passa anche dai cittadini e dai loro comportamenti e gesti quotidiani. La raccolta differenziata non è un dettaglio: è un primo passo verso un nuovo modo di vivere e produrre.

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Sul fronte del lavoro, la transizione è già iniziata. Crescono i Green Jobs: professioni nuove e trasversali, pensate per rendere i processi produttivi più sostenibili. Me lo racconta in questa INTERVISTA.

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Il cambiamento è in corso. Ora tocca a noi tutti insieme, accelerarlo!

Questo weekend facciamo qualcosa di “buono” per il nostro mare.

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“Proteggere l’ambiente” è una frase che sentiamo spesso, quasi svuotata di significato.  La vera domanda secondo me è un’altra: sappiamo davvero prenderci cura della nostra terra e del nostro mare?

Foto Antonio Rancati

Incontrare Paolo, Letizia e Antonio è stato per me illuminante. Tre persone autentiche, appassionate, concrete. Gente che non si limita a parlare, ma agisce sul serio. Mi hanno ricordato che la speranza non è un’idea astratta, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno, con le mani, con la conoscenza e con la volontà di fare la differenza.

Eppure, a volte basta uno sguardo al mare per accorgersi che non stiamo facendo abbastanza. Una bottiglia trascinata dalla corrente, una busta impigliata tra gli scogli… piccoli segni che gridano forte il disinteresse di ancore molte, anzi troppe persone.

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Come si può accettare di vivere nel proprio degrado?

Come si può fregarsene così tanto degli altri e delle future generazioni?

Diciamolo senza troppi giri di parole: anche se un giorno Musk riuscisse davvero a portarci su Marte, ci andrebbero in pochi.

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Noi restiamo qui. E questo pianeta, questo mare, è l’unico che abbiamo.

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Prendercene cura non è più un’opzione. È una responsabilità condivisa. Perciò questo weekend vi invito a fare qualcosa di buono e concreto per il mare: raccogliamo un rifiuto, scegliamo un prodotto sostenibile, raccontiamo il nostro impegno.

Foto Antonio Rancati

Se siete interessati, sui miei canali social Facebook e Instagram condividerò vari spunti e informazioni importanti.

Il cambiamento comincia da noi. Oggi è FRAday!

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