Diario di bordo del Capitano FFG – Data stellare 10.05.25

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“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (Marcel Proust)

È con questa citazione impressa nella mente che ha avuto inizio la mia ultima missione: allontanarmi dalle mie rotte abituali per esplorare il pianeta OnMeVision.

Nonostante il mondo dell’ottica sia distante anni luce dalla mia esperienza professionale, addentrarmi in questo settore mi ha sempre incuriosito e affascinato. Da appassionato fotografo, ho imparato che prima di scattare, è necessario “saper vedere” le cose. Perché ogni dettaglio è racconto. Ogni riflesso, una nuova possibilità.

Autoritratto

Potete quindi immaginare il mio entusiasmo quando sono stato contattato da Stefano Mescalchin, che mi ha chiesto di documentare la recente trasformazione del suo business, in occasione dell’evento di lancio di OnMe Vision.

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Ho accettato senza alcuna esitazione, perché la sua chiamata conteneva tutte le coordinate giuste per un FRAday galattico: visione, cura, tecnica, identità e passione.

Atterrare sul Pianeta OnMeVision è stato come immergermi in una nuova dimensione. Qui l’ottica non è solo correzione visiva, è esperienza immersiva. Le lenti non si limitano ad adattarsi ai tuoi occhi, ma si sincronizzano con chi sei. Le montature raccontano storie individuali. Il design parla alle persone. In OnMe Vision, potete credermi, ho davvero visto cose dell’altro mondo!

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Durante l’intervista con Stefano, una frase in particolare ha colpito la mia attenzione:

 “L’occhiale può aiutarci a migliorare la nostra autostima”.

Foto Piero Massaro

E poi, come un’illuminazione, mi ha lanciato la sua rivoluzionaria visione del “Reverse Superman”, spiegandomi in cosa consiste:

Non ci togliamo gli occhiali per trasformarci, come Kent che diventa Superman… li indossiamo per trovare i nostri superpoteri.

Foto Google

Conoscerlo mi ha aperto gli occhi. Se avete voglia di guardare l’intervista integrale, vi consiglio di cliccare questo link.

Tante emozioni in vista durante l’evento.

Partecipare alla serata di lancio di OnMeVision organizzata a Villa Pacchierotti De Benedetti non è stato solo rispondere a un invito.

Foto FFG

È stato come salire a bordo della mitica DeLorean di “Ritorno al Futuro” e impostare il flusso canalizzatore sulla parola “appartenenza”.

Foto Google

Perché questa realtà non nasce oggi. È frutto di un viaggio temporale fatto di passaggi generazionali, esperienze condivise e relazioni coltivate con costanza e autenticità.

L’atmosfera che ho respirato fin dal primo istante non aveva nulla di artefatto. Nessuna messa in scena, nessuna distanza. Solo persone. Voci, volti e storie intrecciate nel tempo. Più che un evento, sembrava una riunione di famiglia, fatta di abbracci sinceri e strette di mano che raccontano decenni di fiducia reciproca.

Foto OnMeVision

Il cuore pulsante della serata? I legami.

Quelli reali che resistono al tempo e ai cambiamenti. Quando Claudia, cliente storica di Ornella Micaglio, mi ha detto: “mi seguono da quando sono piccola”, devo ammettere, mi sono un po’ emozionato, perché la sua non era una frase di circostanza, ma la prova concreta di una relazione coltivata nel tempo.

Foto negozio Ornella Micaglio

Tre generazioni di ottici che non hanno solo lavorato sul territorio: lo hanno vissuto, osservato giorno dopo giorno, intrecciando mestiere e umanità in un’unica visione.

Io vengo da metropoli come Parigi e Londra, dove l’anonimato è praticamente la norma. A Padova ho scoperto una dimensione completamente diversa: un ecosistema umano, fatto di dedizione e coerenza. Un capitale umano che non si improvvisa, non si copia. Ma soprattutto, non si dimentica.

Foto OnMeVision

All’inizio mi sono sentito spettatore. Ma proprio quella distanza mi ha permesso di cogliere l’essenziale: perché ciò che rende solido un progetto sono le sue radici.

Questa è la forza propulsiva di OnMe Vision: un brand che non cancella, ma evolve. Una nuova identità che non nega la storia, ma la proietta nel futuro a occhi aperti.

Il superpotere degli occhi.

Tra tutte le scoperte fatte durante la mia missione, quella che mi ha colpito di più è stata l’incredibile potenza dello sguardo.

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L’occhio non è solo un organo: è uno strumento emotivo, preciso, sensibile. È un’interfaccia sensoriale ed emotiva, un sensore evoluto capace di leggere il mondo, ma anche di trasmettere ciò che le parole non sanno dire.

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È nel contatto visivo che avviene la vera connessione tra gli esseri umani, uno scambio di energia silenzioso, ma inequivocabile. Perché gli occhi non mentono. Rivelano. Raccontano. Mostrano ciò che proviamo.

Foto FFG

Non dimenticherò mai due sguardi che ho incontrato durante i miei numerosi viaggi terrestri. Quelli di una donna in Marocco e di una donna in India. Entrambe coperte da veli, ma con lo sguardo profondamente esposto, vivo e presente.

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Incrociando per interminabili e silenziosi attimi i loro sguardi, ho imparato una lezione di vita importante: che non serve mostrarsi per farsi comprendere. Basta guardarsi davvero. Perché chi sa osservare, sa anche entrare in contatto.

Foto FFG

Nel mondo di OnMe Vision, questo concetto è amplificato. Qui la vista non è solo un parametro medico. È identità visiva. Espressione e affermazione di sé. L’occhio è un punto focale, un dettaglio che merita cura e attenzione.

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Celebrare gli occhi significa quindi dare valore a ciò che ci rende umani. Perché tutto parte da questo: da come noi scegliamo di guardare il mondo. E da come permettiamo al mondo di farci guardare.

Nell’era tecnologica comanda l’empatia.

Sono sempre stato affascinato da Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica. Un uomo che di vista e di visione aveva un’intuizione rara. Per questo, intervistare Alessandra Barzaghi, Senior Corporate Marketing Director di EssilorLuxottica, è stato per me un momento particolarmente speciale. Con il suo sorriso autentico e la sua energia, incarna quello stesso spirito pionieristico: concreto, ispirato, illuminato.

Durante la nostra conversazione – che vi invito ad ascoltare fino in fondo – Alessandra ha toccato un punto cruciale: oggi, prendersi cura della propria vista con lenti su misura non è un lusso. È una necessità. Brand come Galileo 1864 e Nikon lo dimostrano ogni giorno: eccellenze che uniscono artigianalità e innovazione. Una lente ben progettata non si vede, ma si sente: nel comfort visivo e nella qualità della vita.

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In questo contesto, realtà come OnMeVision non sono semplici negozi: sono hub strategici che collegano innovazione, territorio e relazioni umane.

E per EssilorLuxottica La Fondazione OneSight ne è l’estensione solidale, promuovendo prevenzione e accesso alla cura visiva su scala globale.

Foto OneSight

Oggi l’ottica è su misura, come un abito sartoriale. L’intelligenza artificiale sta infatti rivoluzionando diagnosi e progettazione, spingendo la personalizzazione oltre ogni limite.

Foto Rayban

I Ray-Ban Meta o le lenti Stellest® sono già realtà, non scenari da film, come Kingsman con Colin Firth: si tratta di tecnologie che migliorano concretamente le nostre capacità visive.

Foto Google

Questa non è fantascienza. È innovazione pensata per servire l’uomo.
Il futuro dell’ottica? Sarà un equilibrio tra rivoluzione tecnologica e relazione autentica. L’ottico del domani – come Stefano Mescalchin – non sarà solo un tecnico, ma un consulente empatico, capace di leggere bisogni visivi e umani con la stessa attenzione.

Negozio OnMeVision Vigonza

La tecnologia ci porterà lontano. Ma sarà sempre l’empatia a dirci dove andare.

Uno sguardo sui nuovi trend del design.

Sembra fatto apposta. Appena rientrato dal Fuorisalone, mi sono ritrovato davanti a un altro designer. Ma non uno qualunque. Perché l’incontro con Piero Massaro è stato come una tempesta solare: inatteso, potente e rigenerante!

Foto Andrea Sottana per Piero Massaro

Quando sei davanti a un vero creativo – uno che non si limita a vedere, ma a guardare oltre – lo capisci subito: ti attraversa con lo sguardo, prima ancora che con le parole.

Foto Andrea Sottana per Piero Massaro

Mente libera, passione viscerale, energia che travolge. Piero Massaro non progetta occhiali. Plasma abiti per il volto. Una vera rivoluzione nel settore dell’ottica a cui è legato il suo nome. Come mi racconta durante la sua intervista, le sue collezioni di occhiali sono “dichiarazioni”, non accessori. Edizioni limitate, pensate per chi vuole essere, non semplicemente apparire.

Foto Andrea Sottana per Piero Massaro

Il suo design è un perfetto equilibrio tra tecnica e anima. Massaro non crede nell’eccesso, ma nella scelta consapevole. Per lui basta un dettaglio, se è quello giusto. L’occhiale esprime l’identità personale, come una scarpa o un orologio. Bello, leggero, funzionale, ma soprattutto rivelatore.

Foto Andrea Sottana per Piero Massaro

Ogni sua collezione è un tributo al Made in Italy ed espressione del suo universo: Sicilia autentica, radicata e sincera. Lo si può vedere nella sua nuovissima Collezione “Saline”, dove forme e colori raccontano storie ancestrali, emozioni e relazioni.

Foto Andrea Sottana per Piero Massaro

Poi arriva il fulmine a ciel sereno. Quando gli chiedo: “Come sarà per te l’occhiale del futuro?”, mi risponde:

“Un occhiale che cambia colore in base all’umore.”

No, questa non è fantascienza. È visione futuribile. Design che sente e vive in simbiosi con chi lo indossa.

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Visionario? Sì. Irrealizzabile? No.
È questo il futuro che mi entusiasma: dove tecnologia e anima si incontrano. Dove la funzione diventa poesia.

A questo link potete trovare la sua intervista.

Questo weekend, osserviamo insieme la bellezza che ci circonda.

Dopo la serata, sono ritornato sulla Terra e ho avuto l’occasione di esplorare Padova.

Foto FFG

Una città che sorprende a ogni passo: culla di sapere con una delle università più antiche al mondo, e centro spirituale profondo con il Santo, simbolo radicato nell’identità del nostro Paese.

Foto FFG

Ogni angolo, scorcio, dettaglio mi ha raccontato una storia inedita. E mi ha ricordato una verità potente: la vista non è solo percezione. È connessione. È il senso che ci permette di cogliere la bellezza, emozionarci, riconoscere il valore di ciò che ci circonda.

Non voglio chiudere questo FRAday parlando di accessori, ma condividendo con voi un pensiero profondo: la vista è il nostro primo contatto con la vita. Un miracolo quotidiano. E troppo spesso ce ne dimentichiamo.

Se volete vedere Padova con i miei occhi, vi aspetto sui miei canali social Facebook, Instagram e Linkedin.
La bellezza esiste. Sta a noi imparare a riconoscerla.

Spalancate gli occhi. Oggi è FRAday.

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