Un viaggio nell’immaginario di Tomaso Buzzi
Sin dagli anni in cui ero direttore della comunicazione avevo il desiderio di visitare la Scarzuola, affascinato dall’idea di “città ideale” e dalle sue suggestioni visionarie.

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Per il suo forte intreccio tra simbolismo e utopia, mi sembrava infatti il luogo perfetto per ospitare un evento dedicato alla mobilità alternativa.
Un primo tentativo lo feci quasi per caso, in occasione di un evento che avevo organizzato alla tenuta Castelbuono, progettata dall’artista Arnaldo Pomodoro.

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Mi fermai davanti alla Scarzuola il giorno prima dell’evento. Purtroppo la trovai chiusa. Da oltre il recinto riuscii solo a scorgere alcune sagome enigmatiche che emergevano tra la vegetazione, frammenti di un universo surreale che sembravano volermi parlare.

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Da appassionato di architettura, già sapevo che dietro questo progetto c’era la mente visionaria di Tomaso Buzzi, figura di spicco nel mondo dell’architettura, uno degli organizzatori della Triennale di Milano.

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Ma non era solo il Buzzi architetto ad affascinarmi, c’era qualcosa di “altro” in lui a incuriosirmi.

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Ho scoperto cosa fosse quasi quattro anni dopo, quando ancora una volta per caso, sono riuscito a visitare la Scarzuola. Varcando i confini del surreale.
La Scarzuola è una incredibile medicina.
Incontrare Marco Solari, il Proprietario, costruttore, custode, anfitrione e anima della Scarzuola, è stato il motivo che ha reso imprescindibile il mio viaggio. Marco, nipote dell’illustre architetto Tomaso Buzzi, ideatore della città ideale di Scarzuola, mi ha accolto con un atteggiamento provocatorio e una presenza enigmatica che sin da subito ha catturato la mia attenzione.

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Le sue parole, taglienti e spiazzanti, alternate a silenzi imbarazzanti e domande pungenti, erano accompagnate da una risata inquietante, ma sorprendentemente coinvolgente. Non ho potuto fare a meno di sentire il desiderio di ridere insieme a lui, anche se, in fondo, il suo obiettivo era chiaramente quello di prendermi in giro.

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D’altronde lo scrive lui stesso nel suo sito web: “Il personaggio è uno stronzo, vi manda affanculo, è maleducato, vi dà dei cretini e vi ruba 10 euro”. Parole forti, ma con uno scopo chiaro: attrarre solo chi è pronto a mettere in discussione sé stesso, a guardare il mondo con gli occhi di un bambino.

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Marco è, senza ombra di dubbio, un uomo di straordinaria cultura e passione, capace di far sentire i visitatori come dei burattini nelle sue mani. Con il suo tono irriverente e il suo spirito visionario, ci ha condotto attraverso il sogno di pietra di Buzzi, raccontandoci come la Scarzuola fosse per lui una medicina, un luogo dove ha riscoperto la propria essenza:
“Lei faceva uscire il giullare che sono sempre stato e mi ricordava chi ero!”.

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Cliccando questo link potete seguire la sua irriverente intervista.
La terapeutica arte di “affrettarsi lentamente”.
Marco non è solo l’erede di Tomaso Buzzi, vive anche nel convento francescano dove San Francesco fece sgorgare una fontana, un dettaglio che da solo rende questo luogo ancora più speciale.

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San Francesco è spesso definito il “folle di Dio”, e in questo ho percepito un parallelo: nei suoi racconti pieni di passione e nel suo ridere contagioso, ho visto in Marco il “folle” della Scarzuola.

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Nella sua intervista, Marco mi racconta che Buzzi sosteneva che “la Scarzuola è una supposta che agisce nel tempo” e aggiungeva: “Affrettati lentamente!”.

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Un paradosso che condivido pienamente, perché oggi corriamo sempre per riempire le nostre vite, ma ciò che conta davvero è prendersi il tempo per esplorare la propria essenza più profonda, senza però rimandare troppo a lungo. Trovarmi alla Scarzuola è stata per me un’esperienza unica, dove il tempo sembrava essersi fermato.

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Con la mia reflex in mano, ho iniziato a vagare senza meta, sentendo in lontananza la risata contagiosa di Marco.

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Se l’esperienza si svolge come dovrebbe, infatti, ci si ritrova in una prigione onirica da cui si esce più liberi che mai.

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Nel mio caso, una volta uscito, mi sono sentito come un bambino entusiasta dopo un’intera giornata trascorsa in un parco giochi.
Sburatinizziamoci!
Entrare alla Scarzuola significa, prima di tutto, liberarsi di ogni peso materiale, proprio come fece San Francesco.

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Per vivere appieno quest’esperienza, è necessario lasciare fuori dal recinto pensieri e blocchi mentali, lasciarsi alle spalle le dimensioni terrene e immergersi nella realtà onirica del “Bambino Sognatore”.

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Una volta dentro, ci si trova di fronte a uno spettacolo teatrale che mescola statue, citazioni, riferimenti alla classicità e scenografie sovrapposte, creando un gioco continuo di forme e significati.

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Il percorso si snoda tra edifici ricchi di simbolismo: la Torre di Babele, la Scala Musicale delle Sette Ottave, la Scala di Giobbe, il Colosseo, il Pantheon, e culmina nell’Acropoli. Un viaggio senza fine alla scoperta di sé.

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Marco definisce la Scarzuola “la complicata”, perché per chi la visita la prima volta, decifrare questo caos di sculture, occhi alati e labirinti complessi può sembrare una vera sfida.

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La Scarzuola è infatti un rebus, un luogo che sfida la logica e non segue un progetto definito. Non ci sono mappe, né percorsi lineari: è tutto disordinato, il tempo sembra sospeso.

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Ma l’obiettivo è chiaro: SBURATTINIZZARSI.
Solo guardando con occhi curiosi, come farebbe un bambino, possiamo scoprire un mondo di infinite possibilità.

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Se non si è pronti a lasciarsi guidare, forse è meglio restare a casa.
La magia dei Numeri.
La Scarzuola è difficile da decifrare per due motivi principali: è complessa ma, soprattutto, ognuno la vive in modo unico e personale. I suoi simboli, i riferimenti e le memorie oniriche sono così numerosi che per apprezzarla appieno è fondamentale rimanere saldi nella realtà.

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Marco ci chiarisce che i numeri, pur essendo semplici, portano con sé un grande significato.
Il numero 2, per esempio, rappresenta la dualità che è dentro di noi, un concetto che possiamo subito cogliere guardando la rappresentazione del sole e della luna.

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È essenziale trovare un equilibrio tra questi opposti per mantenere la nostra stabilità interiore.

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Poi c’è il numero 7, che nasce dalla somma di 4 e 3, come spiegava Buzzi.
Il 4 rappresenta la materia, i quattro elementi che ci radicano a terra, mentre il 3 simboleggia la perfezione, la sintesi tra il pari (due) e l’impari (uno), che ci invita a guardare in alto, verso il cielo per dare spazio alla nostra dimensione spirituale.

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Il 7, quindi, diventa l’unione tra Materia e Spirito, un equilibrio tra ciò che è concreto e ciò che è immateriale.
Un invito a scoprire la scintilla divina.
La Scarzuola è una città in continua evoluzione, un’opera che cresce e cambia nel tempo, proprio come la natura.

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È un progetto che ci guida nel suo processo di costruzione, insegnandoci quando è il momento di fermarci.

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Marco la definisce un’opera a zig-zag, che non segue un piano rigido, ma si sviluppa in modo organico e spontaneo, senza costrizioni, proprio come dovremmo essere noi: liberi da strutture prestabilite.

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La confusione che si percepisce alla Scarzuola è disorientante, ma allo stesso tempo stimola riflessioni profonde.

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L’obiettivo principale di questo luogo è infatti stimolare ognuno di noi a scoprire quella scintilla divina che è il nostro talento innato.

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Tutti noi possediamo questa scintilla che ci permette di vedere la luce e di non rimanere intrappolati nell’oscurità della sola materia. Un’immagine che per me esprime molto bene questo concetto è la Torre di Babele: i pensieri sono prigionieri in questa torre, ma se guardiamo verso l’alto, possiamo liberarcene.

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Per riuscirci, è fondamentale quindi abbandonare la rigidità dell’algoritmo che ci comanda, liberandoci dai pensieri limitanti e vivendo il nostro sogno come un viaggio dentro noi stessi.

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Solo così possiamo riscoprire la nostra essenza e sbloccare il nostro vero potenziale.

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Stare alla Scarzuola è stato per me come trovarmi in una seduta psicoanalitica!

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Questo weekend liberiamo la nostra follia creativa.
Questa visita è stata per me molto più di un semplice viaggio.

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Scoprire la Scarzuola ha soddisfatto molte delle mie curiosità, anche se molte domande sono rimaste senza risposta.
Marco sostiene che l’esperienza dovrebbe essere senza tempo e, soprattutto, vissuta in solitudine, per permettere a ciascuno di noi di entrare in sintonia con le proprie emozioni.

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Nel mio reportage fotografico, che troverete sui miei canali Facebook e Instagram, ho cercato di trasmettere queste emozioni e di rendere visibile l’invisibile.
Sburatinizziamoci. Oggi è FRAday!

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Federico Marcellino Febbraio 22, 2025
Surreale
Andrea Lopez Febbraio 23, 2025
Ho letto la tua descrizione e ascoltato l’intervista. Sono molto affascinato all’idea di visitare questo luogo e ritrovare il bambino che è in me. La dimensione onirica e creativa è quello che manca di più nel mondo di oggi, dove come avete sottolineato voi, viviamo una quotidianità schematizzata e incasellata, chiusi nei nostri lavori e nei nostri doveri con cui crediamo di poter sopravvivere nella società, dimenticando completamente l’elemento fondamentale nella nostra ricerca di esseri umani: il trascendente. Quanto sarebbe necessario abbandonarsi come fa il viaggiatore nella Scarzuola!
FFG Febbraio 24, 2025
Caro Andrea i tuoi commenti sono sempre cosi profondi. Grazie. Francesco
anna Febbraio 23, 2025
Wow! Testo e foto strepitosi
Grande Francesco!
FFG Febbraio 24, 2025
Grazie Anna sempre cosi carina
Serena Febbraio 24, 2025
Ho visioni di sensazioni che dal macabro si paralizzano al sogno infinito! Poche parole e mille visioni meravigliose dove l’arte e la fantasia ti offrono un gelato dal tocco magico: mille sfumature di gusto e sapore! Sogno o realta’??? Bravo Francesco hai creato un mondo che mi ricorda la Divina Commedia!!!!
FFG Febbraio 24, 2025
Grazie Serena
Luca Marzo 6, 2025
Grazie Francesco di questo racconto che rende bene l’idea della magia di questo posto pazzesco che sicuramente merita di essere visitato se si vuole provare a perdersi e ritrovarsi nei misteri della nostra anima.