Un viaggio nei Mondi Connessi del Fuorisalone.

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Ogni anno il Fuorisalone è la mia bussola per tornare a Milano. Un rituale a cui non posso rinunciare, fatto di passeggiate tra installazioni, cortili nascosti e nuovi sguardi sul mondo. Anche quest’anno non ho resistito e, munito di scarpe comode, mi sono avventurato nel grande universo del design, alla ricerca di creatività e fonti d’ispirazione.

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Quando ho letto il tema – Mondi Connessi – ho temuto l’ennesimo focus su tecnologie e futuri già visti. E invece no, la sorpresa: al centro c’era l’essere umano.

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Il messaggio più potente? Quello che ho trovato visitando l’Isola Design District. Il messaggio “Design is human” di cui si è fatto portavoce il distretto è diretto, essenziale, vero. Un richiamo all’autenticità in un mondo spesso filtrato da algoritmi.

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Con oltre mille eventi in città, ho lasciato che fossero le selezioni di chi conosce il settore – Vogue, Elle Decor, Domus – a guidarmi nella mia esplorazione. Ne è nato un itinerario ricco di stimoli visivi e spunti di riflessione.

Alcuni appuntamenti sono stati per me “pura poesia”. Altri, come l’acclamatissimo Hyperportal, belli da vedere anche se vuoti di contenuti.

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Per questo motivo ho scelto di non concentrarmi sulle installazioni “instagrammabili”, già ampiamente condivise in rete, ma di raccontarvi solo le cinque esperienze più toccanti e memorabili che ho vissuto. Quelle che hanno continuato a vibrare in me, anche dopo essere tornato a Roma.

La poesia del tempo che passa e si trasforma.

Tra le esperienze più intense del Fuorisalone, Frozen di Tokujin Yoshioka per Grand Seiko continua a risuonarmi dentro come un’eco leggera.

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Yoshioka, con la sua grazia quasi eterea, ha scelto l’acqua come filo conduttore. Non l’ha semplicemente rappresentata, l’ha evocata. Attraverso una serie di sculture trasparenti e luminose che mutavano con il tempo, ha dato vita a una meravigliosa “opera viva”.

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Al centro, “l’Aqua Chair”. In apparenza immobile, ma in realtà in costante dialogo con la luce e il tempo. Più che una sedia, una creatura silenziosa capace di riflettere il mondo in modi sempre nuovi.

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Sono rimasto lì, aspettando che accadesse qualcosa. Quando il sole è calato, ho cambiato approccio: ho osservato i dettagli, i riflessi diversi tra una sedia e l’altra. Ogni variazione raccontava una piccola storia.

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C’è una poesia sottile nel modo in cui il tempo trasforma le cose. In un’epoca in cui ci viene chiesto di correre, un’opera viva che ti invita a fermarti e osservare è quasi un gesto rivoluzionario.

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Oggi il tempo è il vero lusso. Ma Yoshioka ci ricorda che non va mai solo misurato: va sentito e vissuto fino in fondo. Solo così può diventare bellezza. E farsi Arte.

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Che cosa significa amare? L’ho scoperto da Marras.

Entrare nello spazio di Antonio Marras al Fuorisalone 2025 è stato come scivolare dentro un sogno. Un sogno fatto di simboli, di ricordi e di quella poesia visiva che è da sempre il suo linguaggio distintivo.

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Il progetto “Chi Ama”, non offre definizioni, ma narrazioni.

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Un’esperienza sensoriale che ha intrecciato moda, arte e design per rispondere a una semplice e potente domanda: cosa significa amare oggi?

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Il suo concept store è stato trasformato in un mondo multisensoriale dove Sardegna, Cultura e Memoria si mescolavano in un racconto emozionale. Ogni dettaglio parlava una lingua fatta di suggestioni.

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Al centro, l’opera “Chi ama la maestra”: un’aula reinventata, abitata da pupazzi inquieti e oggetti evocativi. Mi ha colpito al cuore, risvegliando una nostalgia mista a disagio. Era un’allegoria dell’amore come apprendimento, come cura che attraversa il tempo.

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Questa è la magia di Marras: ti fa sentire parte del suo mondo, ma sempre con parole che parlano anche del tuo. L’arte, in questo spazio, non si guarda: si sente.

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Non è stata solo una visita. È stato un incontro. Con l’intimità, con le emozioni, con l’idea che amare, oggi, voglia dire restare profondamente umani.

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Making the Invisible Visible.

Quest’anno, nel cuore di Garage 21, Google Design Studio ha scelto di raccontare l’invisibile. Lo ha fatto attraverso la visione ipnotica di Lachlan Turczan, trasformando la tecnologia in un’esperienza quasi mistica.

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Nella stanza centrale, fasci di luce si muovevano come tende vive, sensibili al mio passaggio. Otto cilindri luminosi danzavano sulla pelle, creando geometrie effimere. Sembrava di camminare dentro un sogno futurista.

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Non è solo una mostra, ma un messaggio: il design oggi è percezione, contatto, emozione.

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Il cuore della narrazione si è concentrata su due nuovi prodotti: il Nest Learning Thermostat, che si adatta ai tuoi ritmi in modo intelligente e sostenibile, e i Pixel Buds, modellati su oltre 3200 orecchie per un comfort pensato davvero per il benessere delle persone.

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Non è stata una presentazione, ma un viaggio sensoriale che mi ha portato al prodotto finale con magia e stupore.

Google è riuscito a trasformare la tecnologia in emozione, racconto, desiderio.

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E questo è il design che lascia il segno. E il “vero” marketing che resta sulla pelle.

Silenzio, ora parla il Design!

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Al Fuorisalone gli effetti speciali abbondano: installazioni spettacolari, luci teatrali, suoni avvolgenti. Ma poi entri in Unforgettable – 25 Years of Design at Superstudio e capisci che il Design, quello vero, non ha bisogno di rumore.

IN THE ART OF DESIGN

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Qui la magia nasce dal silenzio. Uno spazio essenziale, quasi meditativo, dove ogni oggetto ha il suo respiro. La luce, dosata con intelligenza, accarezza le forme e guida lo sguardo sulle indimenticabili icone firmate dai grandi maestri del design italiano.

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Ogni pezzo è racconto: di funzione, bellezza e visione. Un omaggio autentico al Made in Italy, costruito con sobrietà e rigore. Nessun fronzolo, solo sostanza. Un allestimento che dimostra come meno possa essere tutto.

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In mezzo alle tante scenografie ad effetto del Fuorisalone, questa mostra mi ha colpito per la sua chiarezza e autenticità.

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Fotografare queste meravigliose icone è stato naturale. La luce le valorizzava con grazia, come opere d’arte, restituendo loro il ruolo di protagoniste.

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Perché il buon design non ha bisogno di effetti speciali. Parla e brilla da solo.

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Two-Fold Silence.

Amo gli spazi che sorprendono e si trasformano. Questa volta, la magia è accaduta davvero. Per la prima volta, le ex docce della storica Piscina Cozzi di Milano – capolavoro razionalista degli anni ’30 firmato da Luigi Lorenzo Secchi – hanno ospitato Two-Fold Silence, la prima personale di 6:AM.

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Scendere negli spogliatoi sotterranei, con il loro fascino sospeso nel tempo, è stata già di per sé un’esperienza potente.

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Qui, oltre quaranta opere – vasi, lampade, pannelli, oggetti tra arte e design – erano collocate all’interno delle cabine in travertino, creando un dialogo silenzioso, dove il passato ha incontrato il presente.

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Il protagonista? Il vetro. Un materiale che riflette, filtra e trasforma. Camminare tra queste forme inedite, è stato come entrare in una nuova dimensione, in un ambiente che lentamente si risveglia.

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Il messaggio di questa inedita mostra era rivolto ai designer, architetti, artigiani e aziende, chiamati a collaborare per rilanciare la cultura del vetro, esplorando non solo l’estetica, ma anche il linguaggio e il futuro di questo materiale.

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È stata per me un’esperienza indimenticabile e decisamente sensoriale.

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Questo weekend, scopriamo il lato umano del Design.

Il design ha molti volti. Quello tecnologico. Quello sostenibile. Quello estetico. Ma tra tutti, quello che mi ha fatto riflettere di più è il suo volto umano.

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Perché è l’umanità – con tutte le sue emozioni, intuizioni e contraddizioni – a dare senso al cambiamento. Senza l’uomo, infatti, nessuna innovazione ha un valore che possa durare.

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Se siete curiosi di scoprire il mio punto di vista sul design e sui vari progetti presentati al Fuorisalone – dalla “Library of Light” a Brera a “Source of Pleasure” di Lavazza, dall’“Hotel Voyeur” di Seletti a “Objets Nomades “di Louis Vuitton, fino alle “Design Variations” a Palazzo Litta – vi invito a seguirmi su Facebook e Instagram.

Mettetevi comodi. Oggi è FRAday.

Autoportrait da Marras