C’era una volta un povero blocco di cemento armato…

Foto FFG
Tutti lo ignoravano e lo guardavano con un certo disprezzo, perché a differenza degli altri materiali nobili, era privo di qualsiasi elemento di fascino. Non scintillava come il vetro. Non aveva la maestosità e la plasticità del marmo. Non emanava il calore del legno. A prima vista era scarno, ruvido e sgraziato. Per via del suo aspetto così nudo e grezzo, per molto tempo fu lasciato in disparte, abbandonato a sé stesso nelle periferie più lontane e desolate delle città.

Foto FFG
Poi un giorno la sua vita improvvisamente cambiò. Il famoso architetto Le Corbusier , passeggiando per le grigie vie in cerca di ispirazione, ad un tratto si fermò davanti al nostro povero blocco di cemento armato e lo guardò attentamente. Invece di criticarlo e disprezzarlo come gran parte delle persone, ne ammirò la sua forza nascosta, le sue linee semplici e la sua bellezza grezza. Fu così che da quel giorno venne coniato il termine “Beton Brut” e il cemento armato cominciò ad essere amato da tutti gli architetti, designer e artisti del Novecento, ispirando la corrente architettonica chiamata appunto Brutalismo.

Foto FFG
Non essendo un architetto, ma semplicemente un appassionato di architettura, ho deciso di aprire questo mio FRAday con una breve storia frutto della mia fervida immaginazione di experience teller per invitarvi ad andare oltre le apparenze, accompagnandovi in un viaggio completamente diverso, alla scoperta delle tante “meraviglie brutaliste” sparse nelle nostre città.

Foto FFG
Il mio pellegrinaggio nel Beton Brut francese.
Il mio primo incontro con il Brutalismo è stato tantissimi anni fa, quando andai a trovare il mio caro amico Marc, monaco presso il Convento di Santa Maria de La Tourette.

Foto FFG
Trovarmi di fronte a quella imponente struttura di cemento così austera, spoglia e priva di elementi decorativi, fu inizialmente come una “doccia fredda”.

Foto FFG
Poi però nei giorni successivi cominciai a sentire i suoi benefici effetti sul mio spirito.

Foto FFG
Passeggiando lungo i silenziosi corridoi e seguendo i monaci nella loro quotidianità, iniziai a comprendere il significato racchiuso nello spazio in cui mi trovavo: un immenso contenitore di anime impregnato di luce e di ombre, progettato per “dare ai monaci ciò di cui gli uomini hanno più bisogno: silenzio e pace.”

Foto FFG
“Questo monastero non deve mostrare, ma deve vivere all’interno”. Furono proprio queste le parole con cui il Reverendo Padre Marie-Alain Couturier convinse Le Corbusier a progettare il convento, affidando l’incarico al famoso architetto svizzero.

Foto FFG
«Questo convento di cemento grezzo è un’opera d’amore. Qui non si parla. Qui si vive l’interiorità, perché è nell’interiorità che transita l’essenziale» (Le Corbusier)

Foto FFG
È stato proprio questo amore per l’Essenziale a spingermi a proseguire il mio pellegrinaggio nell’architettura brutalista, andando a visitare l’Unité d’Habitation a Marsiglia, un enorme edificio progettato da Le Corbusier dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, noto anche come Cité Radieuse, perché esposto al sole sia a ovest che a est. Pensate che questa struttura fu concepita come una sorta di “villaggio residenziale” con l’idea di rispondere alle pressanti esigenze abitative del dopoguerra, offrendo alloggi dotati di tutti i servizi essenziali.

Foto FFG
Un altro incredibile spazio che ho avuto l’occasione di visitare insieme a mio fratello Ranieri per festeggiare i nostri quarant’anni, è la nuova Cappella di Notre Dame Du Haut a Ronchamp, opera anch’essa di Le Corbusier e considerata uno degli esempi più celebri di architettura moderna religiosa.

Foto FFG
Progettata come “luogo del silenzio, preghiera, pace e gioia interiore”, la sua forma è davvero particolare, perché caratterizzata da una sequenza di superfici concave e convesse che insieme creano uno spazio intimo e al tempo stesso dilatato in senso verticale.

Foto FFG
Ricordo che restammo a contemplarla per ore, ammirandone ogni dettaglio ed elemento architettonico. Ciò che più mi colpì fu il senso di leggerezza che pervade da una questa suggestiva struttura, caratterizzata all’esterno da una copertura a forma di vela rovesciata che sembra pronta a solcare il cielo.

Foto FFG
Alla scoperta dell’Italia Brutalista.
Il mio viaggio nelle meraviglie brutaliste italiane è iniziato qualche anno fa, quando ero direttore della comunicazione ed ero spesso alla ricerca di luoghi particolari, insoliti e non convenzionali dove organizzare i miei eventi e convention.

Foto FFG
Uno degli spazi che merita più di una semplice descrizione è sicuramente Monte Amiata, da non confondere con il monte Amiata in Toscana, mi raccomando!
Quello di cui sto parlando, invece, si trova nel quartiere Gallaratese (Milano) dove nel 2021 ho realizzato il lancio della Dacia Spring EV!

Foto FFG
Per dare un tocco unexpected all’evento scelsi questa “audace” location, chiamata anche “Dinosauro Rosso”, per via della sua forma insolita e del colore della facciata.

Foto FFG
Progettato dagli architetti Carlo Aymonino e Aldo Rossi alla fine degli anni ’60, questo grande complesso residenziale è stato concepito seguendo il paradigma del “frammentismo”, con un intreccio diversificato tra forma e colori, altezze e volumi.

Foto FFG
Sconosciuto per molto tempo persino ai milanesi, oggi questo gigantesco edificio con le sue gradinate, passerelle e pareti gialle, blu e rosse, è diventato meta di architetti, fotografi e artisti internazionali, nonché location ideale per spot, video musicali, sfilate e servizi fotografici.

Foto FFG
Altro eccellente esempio di Brutalismo Milanese è lo Stadio San Siro, l’impianto sportivo più grande d’Italia, conosciuto soprattutto per il calcio, ma che ha ospitato anche rugby, pugilato e concerti di Bob Marley, Rolling Stones, Bruce Springsteen, Madonna e Bob Dylan. Per Milano è un simbolo, una leggenda, una memoria incancellabile.

Foto FFG
Che dite, voi lo buttereste giù?

Foto FFG
Uscendo dall’area milanese, impossibile non visitare il Santuario mariano di Monte Grisa a Trieste, progettato all’inizio degli anni Sessanta da Antonio Guacci. È a dir poco un luogo “brutalmente bello” con una vista mozzafiato sul mare.

Foto FFG
La struttura in cemento armato rimanda a un triangolo isoscele, figura ricorrente nella simbologia religiosa.

Foto FFG
Se si guarda attentamente la forma del tempio è facile scorgere la lettera M, iniziale di Maria a cui è dedicato il santuario.

Foto FFG
Altro luogo scoperto quasi per caso passando per Terni durante un evento, è il Villaggio Matteotti progettato da Giancarlo De Carlo tra il 1969 e il 1975, considerato emblema della modernità e un virtuoso esempio di architettura partecipata.

Foto FFG
Termino questo breve tour sul Brutalismo italiano con la fantasmagorica Chiesa del Michelucci dedicata a San Giovanni Battista, conosciuta anche come la Chiesa sull’Autostrada, perché impossibile non notarla passando sulla A1 all’altezza del casello Firenze Nord.

Foto FFG
Concepita come un’oasi immersa nel verde per il riposo dei viaggiatori bisognosi di una sosta all’insegna di pace e meditazione, la sua forma ricorda una tenda da campo, e la sua equidistanza da Milano e Roma l’ha resa simbolo del punto d’incontro tra Nord e Sud.

Foto FFG
Se fate una sosta da quelle parti, vi consiglio di andare a vederla.
Il Brut ma bello ha conquistato tutti!
Amato, odiato, apprezzato, criticato, il Brutalismo è senz’altro una corrente che non lascia indifferenti e che ha saputo accendere i dibattiti tra gli addetti ai lavori, ma anche ispirare nel corso degli anni tanti campi artistici diversi.

Foto Google
Basti pensare all’architettura d’interni con la famosa Casa Atelier di Pedro Reyes e Carla Fernández in Messico, oppure al car design con la Fiat Panda del 1980 che il designer Giugiaro definì con ironia “il frigorifero” per la sua forma squadrata e i suoi interni così “scarni”.

Foto Google
Per non parlare del Cinema. Vi ricordate Arancia Meccanica ?

Foto Google – Arancia Meccanica
Kubrick decise di girare alcune scene del film proprio nel quartiere londinese di Thamesmead, contribuendo a diffondere la sua reputazione di zona “pericolosa”, degradata e afflitta da criminalità. Anche se, come spesso mi ricordava Ranieri, colpa di tale situazione era da ricercare altrove, non certo nel film, ma in una cattiva gestione del quartiere, unita a un forte calo di interesse verso un progetto residenziale considerato da molti sociologi e architetti addirittura “futuristico”, proprio per il suo design audace e sperimentale.

Dipinto RA
A Londra c’è un altro luogo iconico a cui sono molto legato, perché era uno dei posti più amati di mio fratello gemello Ranieri. Si tratta di Alexandra Road Estate, nel quartiere di Camden, dove spesso facevamo lunghe passeggiate ogni volta che andavo a trovarlo.

Foto FFG
È un progetto di social housing che venne progettato in stile brutalista, interamente costruito in cemento armato che comprende, oltre a 520 appartamenti, anche una scuola, un centro comunitario, un club giovanile, un complesso per il riscaldamento e un parco.

Foto FFG
Ricordo con grande nostalgia le nostre frequenti “escursioni brutaliste” in cui ci divertivamo a calarci nei “panni” di improbabili rapper con cappelli abbassati sugli occhi e sguardi minacciosi!

Foto FFG
Ranieri, oltre ad essere un eccezionale architetto, aveva anche un grandissimo senso dell’umorismo e in certi luoghi, anche quelli più inconsueti, riusciva a trovare forte ispirazione per i suoi progetti.

Foto FFG
Il bello del brutalismo è proprio questo: impiega la rudezza del cemento a vista grezzo per imprimere ad ogni struttura una incredibile forza espressiva, capace di colmare quel senso di apparente incompiutezza, lasciando spazio all’immaginazione.

Foto Ranieri FG -Convento di Santa Maria de La Tourette, Lyon
Questo weekend, voglio farvi scoprire luoghi brutalmente interessanti.
Il nostro Bel Paese è ricco di “gioielli” in stile brutalista.

Foto FFG
Anche se a prima vista molto distanti per aspetto e bellezza all’architettura tradizionale, sono incredibilmente pieni di fascino e meritano di essere guardati con “occhi diversi”.

Foto FFG
È per questo che ho preparato un tour fotografico che troverete nei prossimi giorni condiviso sui miei canali social, Facebook, Instagram, Linkedin con interessanti chicche su questi luoghi tutti da scoprire.

Foto FFG
Andate oltre le apparenze. Oggi è FRAday!

Foto FFG
Andrea Lopez Ottobre 8, 2024
Ti ringrazio per avermi fatto scoprire questa corrente architettonica. Non conoscevo il brutalismo e sinceramente ho sempre lanciato uno sguardo fugace alle opere in cemento, soffermandomi superficialmente alla prima impressione che gli attribuiva un giudizio affrettatamente negativo, soprattutto dal punto di vista estetico. Invece mi accorgo che queste opere nascondono e rivelano un valore più profondo, rivolto verso l’interno, l’interiorità dello spirito a cui hai fatto riferimento. Un mondo tutto da scoprire ed esplorare, nel quale l’architettura ha potuto rivelare una creatività inaspettata.
FFG Ottobre 10, 2024
Andrea come al solito hai saputo percepire quello che dicevo dietro alle parole, grazie
Fabio Pensa Ottobre 10, 2024
Mai avrei pensato di dare un senso artistico al cemento, sei riuscito anche in questa impresa. Complimenti come sempre per il tuo modo di saper raccontare il mondo
FFG Ottobre 10, 2024
Grazie amico mio!
Anna Ottobre 12, 2024
Complimenti per questa ode al brutalismo, una corrente che mi ha sempre affascinata molto.
E che foto! Vera delizia per gli occhi! Grazie Fra
FFG Ottobre 12, 2024
Grazie cara Anna
Eleonora Zuin Ottobre 22, 2024
Un tema affascinante trattato in maniera altrettanto affascinante e personale. Grazie per avermi spinto ad guardare con più attenzione questi edifici dall’estetica cruda facendomene scorgere il forte senso di funzionalità e di connessione con l’ambiente urbano. La profondità di analisi a cui ti sei spinto rappresenta i tuoi valori umani. Grazie
FFG Ottobre 22, 2024
Grazie Eleonora