I miei ricordi su Giovanni Spadolini, un uomo con grandi valori.

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Quando si nomina Spadolini, cosa viene subito in mente? L’uomo politico, lo storico o il giornalista?
A me, prima di tutto, il politico.
Mio padre lo conosceva quando era ambasciatore e ce ne parlava spesso, a noi ragazzi, come di uomo integro, un esempio raro di onestà e di valori nobili. Un uomo di Stato, nel senso più autentico del termine.

Foto Fondazione Spadolini
Ma Spadolini lo ricordo anche in modo più concreto, persino duro.

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Fu proprio a lui, allora ministro della Difesa, che mio padre chiese di mandarmi in un battaglione “punitivo”, convinto che potesse rafforzare la mia educazione.

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Così mi ritrovai nei mesi più duri e inutili della mia vita, nel Battaglione Alpini Susa: prima a Pinerolo, poi a Ulzio, fino a finire nel mezzo di un’esercitazione NATO in Norvegia, vicino al Circolo Polare Artico.

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Lì rischiai davvero la pelle, a sessanta gradi sotto zero, circondato da ragazzi esaltati che si credevano Rambo.

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Eppure, nonostante tutto, di Spadolini mi è rimasto addosso un valore che oggi, nella politica attuale di cui parliamo ogni giorno, sembra quasi scomparso: il senso dello Stato.
È per questo che ho deciso di scrivere della Fondazione Spadolini, a Firenze, la sua città, incontrando il professore Cosimo Ceccuti, suo fedele collaboratore per oltre 25 anni.

Mattarella con Cosimo Ceccuti
Senza Cultura non esiste Democrazia.

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Entrare nella Fondazione è stato come tornare bambino, quando di nascosto sgattaiolavo nello studio-libreria di mio padre.
Appena varcata la soglia, la cultura si respira ovunque: tra scaffali, grossi volumi e silenzi pieni di senso. È lì che ne percepisci la forza. Lo spirito dello studioso e la passione per il sapere abitano in ogni angolo.

Foto fondazione Spadolini
Come Spadolini, anche mio padre era appassionato di libri antichi, cercandoli ovunque: lungo la Senna, tra i bouquinistes di Parigi, o durante i suoi viaggi, quando si concedeva del tempo alla ricerca delle edizioni più rare dei grandi pensatori. Quella stessa emozione di scoperta e meraviglia l’ho rivissuta entrando nella fondazione di Firenze.

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Come storico, Spadolini nutriva una passione autentica per la cultura e una conoscenza della storia che non era solo studio, ma esperienza vissuta. Per lui la storia serviva a capire il presente. Basta leggere “Il disordine mondiale” per cogliere il suo spirito visionario.
In quel libro interpreta l’attualità con gli strumenti della storia: le crisi di oggi non nascono dal nulla, ma da processi lunghi e riconoscibili. Il passato continua a spiegare ciò che stiamo vivendo.
Già nel 1992 Spadolini descriveva un sistema globale instabile, segnato dal ritorno delle grandi potenze, conflitti irrisolti e crisi cicliche. Trent’anni dopo, molte di quelle previsioni, purtroppo, si sono avverate.

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Questo è ancora più vero oggi, in un tempo in cui la cultura è schiacciata da un progresso tecnologico cieco e da tanta ignoranza. Spadolini lo diceva con chiarezza:
“non può esistere politica né giornalismo senza cultura”.
E per cultura non intendeva nozionismo, ma lo spirito critico, la capacità di affrontare con intelligenza i veri problemi della vita.
La cultura Non deve spaventare, deve far riflettere.

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Serve a evitare l’appiattimento del pensiero e la massificazione dell’individuo. L’intelligenza artificiale tende a risolvere i problemi nello stesso modo per tutti, togliendo spazio alla soggettività. Ecco perché, senza cultura non può esistere democrazia.

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Ritrovare la dignità del giornalismo.

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Direttore de Il Resto del Carlino e del Corriere della Sera, Spadolini lottava come un leone per migliorare concretamente la vita dei cittadini. Il giornalismo, per lui, era uno strumento di responsabilità civile.
Insieme a Indro Montanelli riuscì persino a far approvare leggi fondamentali per la tutela della laguna di Venezia, difendendola dall’inquinamento industriale di Marghera.

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Ricordo mio padre che leggeva quattro quotidiani al giorno, per confrontare tutti i punti di vista e non accontentarsi mai di una sola verità. Ritagliava gli articoli delle grandi firme e li incollava in raccolte personali: pezzi che stimolavano la riflessione, alzavano il livello del dibattito e obbligavano a pensare.

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Allora mi sembrava una perdita di tempo. Solo oggi capisco quanto fosse un gesto prezioso, soprattutto se confrontato con un’informazione spesso superficiale, urlata, talvolta priva di fondamento.
Cosimo Ceccuti aggiunge che oggi sono pochi i giornalisti davvero dotati di iniziativa, serietà e onestà intellettuale. Un tempo si indagava, si costruivano notizie; oggi troppo spesso si copia, si registra e si insegue il trend dei like.

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Eppure il giornalismo dovrebbe essere uno dei mestieri più nobili: da esercitare con morale, correttezza e senso di responsabilità, mantenendo sempre una distanza netta dalla politica.

Spadolini nella redazione del Resto del Carlino
Spadolini lo affermava fermezza:
“Se il giornalismo diventa servile, è finita la democrazia.”
Ridare dignità a questo lavoro, per me significa usare il cervello e lo spirito critico, restare indipendenti, informare attraverso fatti verificabili, denunciare le ingiustizie e difendere i cittadini da chi perde il senso dello Stato per sete di potere.

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Basta pensare al film Quarto potere, la storia di Charles Foster Kane: ambizione, solitudine, corruzione.

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Il titolo stesso ricorda che la stampa è il “quarto potere”, capace di influenzare politica e società insieme ai tre poteri classici.
Ma per essere credibile, la stampa deve restare autonoma, e Spadolini lo aveva capito perfettamente.
Sentite cosa racconta il presidente della fondazione sullo Spadolini giornalista cliccando qui.
Coltivare il senso dello Stato.

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Ho imparato cosa significhi davvero il senso dello Stato osservando mio padre. Per tutta la vita ha messo il servizio pubblico prima della famiglia, una responsabilità che aveva affidato a mia madre. Lavorava senza orari, guidato da un obiettivo chiaro: migliorare la vita degli italiani all’estero.
Si è occupato di sviluppo economico all’OCSE, ha contribuito alla lotta contro la fame alla FAO, ha affrontato la questione curda durante il suo incarico in Turchia, si è dedicato al disarmo e a molte altre sfide internazionali.

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Come Giovanni Spadolini, anche lui aveva una visione alta della politica e della diplomazia.
Per Spadolini il dialogo non era una formalità di rito, ma lo strumento essenziale per risolvere i problemi, costruire relazioni e far progredire il Paese. La politica, in quella visione, era prima di tutto responsabilità.

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Oggi, invece, sembra ridotta a uno scontro permanente: tifoserie contrapposte, fake news, insulti e prove di forza.

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Il confronto è scomparso, così come l’attenzione all’interesse nazionale e ai cittadini. Contano gli slogan e l’immagine, non i contenuti. I programmi restano ai margini, quando non vengono ignorati del tutto.
Non a caso Spadolini veniva chiamato “il presidente galantuomo”.

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In Senato disse a Berlusconi, appena nominato Presidente del Consiglio:
«In una democrazia si va al governo, non al potere, e ci si va con le valigie pronte».
Parole semplici, ma di una modernità disarmante.

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Da segretario del Partito Repubblicano fu altrettanto chiaro:
«Non mi occupo di soldi, fondi, posti o tessere. Voglio portare il partito sui contenuti, al servizio dei cittadini».
E coerente fino in fondo, restituì la tessera del partito nel momento in cui divenne Presidente del Senato.

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Oggi, al contrario, molti restano incollati alle poltrone, accumulano incarichi e conflitti d’interesse, perdendo di vista l’interesse del Paese.
Questa mancanza di moralità e di senso delle istituzioni allontana i cittadini dalla politica e aiuta a spiegare perché l’astensionismo sia diventato, di fatto, il primo partito in Italia.

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Questa è l’intervista di Cosimo Ceccuti su Spadolini politico.
Questo weekend apriamoci al dialogo.

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Spadolini aveva tre anime: quella di politico, di storico e di giornalista.
Nella sua vita non sono mai state separate. Si intrecciavano, si rafforzavano a vicenda e condividevano un unico filo conduttore: la responsabilità.

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Spadolini diceva che quando viene meno il dialogo restano solo le prove di forza. È una lezione quanto mai attuale. Lo vediamo ogni giorno: si corre al riarmo mentre si sottraggono risorse all’Educazione e alla Cultura, proprio ciò che più favorisce il confronto, la comprensione e la pace.

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Questo weekend condividerò sui miei social Facebook, Instagram e LinkedIn le immagini della Fondazione Spadolini, che ho avuto l’onore di visitare di persona.
Lo farò con un auspicio semplice, ma necessario: stimolarvi a cercare la verità attraverso la cultura, non attraverso il rumore.
Confrontiamoci. Oggi è FRAday!

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Alessio Gennaio 30, 2026
Grazie Francesco per regalarmi sempre qualche minuto di cultura e riflessione.
Quando vivevo a Firenze mi ricordo che mi incuriosii al suo nome dal fatto che nel luogo di sepoltura c’è scritto semplicemente 《UN ITALIANO》.
Magari ne tornassero di italiani così.
Un caro saluto
FFG Gennaio 30, 2026
Grazie Alessio per i tuoi commenti sempre cosi stimolanti. Un abbraccio. Francesco
Paola Gennaio 30, 2026
La tua missione è far splendere le cose belle, nobili, virtuose e quanto fa bene nutrire le nostre menti di questo! Grazie Francesco! Anche mia mamma fin’oltre i 90 anni, ha sempre comprato 3-4 giornali ritagliando gli articoli più interessanti e dividendoli in cartelline per i 6 nipoti. E mio papà, dirigente dell’allora Alenia spazio oggi Leonardo, diceva a tutti che era un metalmeccanico e da grande ho saputo il suo vero importante ruolo in azienda. Siamo cresciuti tra Tesori e valori di vita autentici, senza il rimbambimento di cellulari e social….
FFG Gennaio 31, 2026
Grazie Paoletta! tanti esempi che abbiamo avuto la fortuna di conoscere
Francesco Boccardo Febbraio 1, 2026
Grazie per questo bellissimo lavoro, che restituisce tutta la statura culturale e istituzionale di Giovanni Spadolini. Complimenti!
FFG Febbraio 1, 2026
Grazie professore!
Filippo N Febbraio 1, 2026
Carissimo Francesco, questa mattina a colazione ho letto a voce alta il tuo racconto, come facevamo un tempo con mio padre per commentare i fatti del giorno. Oggi con Mamma 91enne e mia sorella; il bel sole aveva già addolcito l’atmosfera e ricordare gli aneddoti di Spadolini Ministro dei beni culturali raccontati da Cinzia, l’ha resa ancor più aggraziata, qualche occhio lucido per la malinconia del passato e quella speranza che mai ci abbandona per chi come noi è abile a guardare al futuro leggendo nel passato. Grazie, una bella colazione! Un abbraccio a te!
FFG Febbraio 2, 2026
GRAZIE Filippo per questa bellissima condivisione
Serena Febbraio 2, 2026
Quando leggo un’avventura ihtelettuale che traduce senplicemente storie di vita, vedo che la poesia innonda la dimora del linguaggio; il Cuore . Grazie
FFG Febbraio 2, 2026
Grazie Serena!
Roberta Febbraio 3, 2026
C’era una volta il giornalismo. C’era la politica, c’era la cultura. C’era una volta un grande statista come Spadolini e la sua etica speculare a quella di tuo papà. Due uomini di Stato uniti nel tuo FRAday e nei tuoi ricordi. Con i medesimi valori. E lo stesso rigore morale. Un esempio da non scordare mai.
Però il tuo FRAday ha il merito di non raccontare soltanto uomini di un’epoca purtroppo oggi così sfocata, ma attraverso il ritratto a tutto tondo di Spadolini fai riflettere su un giornalismo che si faceva storia, dove le parole scritte, non sui social ma su quei fogli che sapevano ancora di inchiostro, erano un atto di responsabilità civile vera e appassionata. Dove era un dogma la ricerca della verità. Un giornalismo che oggi tante volte sembra diventato fuori tempo.
Ricordo bene quando Spadolini arrivava al Giornale per incontrare Montanelli. Due figure complesse, complementari ma opposte, già fisicamente. Uno asciutto, spigoloso, insofferente, con gli occhi saettanti. L’altro solido, imponente, con lo sguardo sempre concentrato. Legati però dalla stesso rigore e dalla medesima fedeltà alla verità e alla libertà di pensiero. Parlavano per ore nello studio di Montanelli, tra macchine da scrivere, un merlo indiano molto irriverente, libri di storia, giornali di ieri accatastati, il menabò di quello di domani da riempire sempre e soltanto ricordandosi, come ripeteva Indro Montanelli, che “l’unico padrone dei giornalisti è il lettore”.
Due protagonisti e testimoni della storia che, per merito del tuo FRAday, tornano ad essere esempio. Quando finiscono le epoche, quando sembrano cancellate da chi le ignora senza nemmeno conoscerle, per chi vuole rimangono le lezioni che traspaiono così bene dal tuo FRAday. Quella di Spadolini è essenzialmente l’arte di governare lo Stato con lo stesso temperamento giornalistico, con uno sguardo alla storia e uno al futuro, inseguendo sempre la conoscenza, il sapere, l’indipendenza di pensiero. La lezione di Montanelli, che ha inculcato a noi giornalisti diventati grandi alla sua scuola, non è semplicemente l’educazione alla verità da perseguire con passione irriducibile e quasi esclusiva, andando al di là dei giochi di potere e delle verità apparenti. È pensare (e scrivere) Controcorrente. In qualsiasi epoca. A qualunque costo. Sempre.
FFG Febbraio 3, 2026
Roberta non smettere mai di scrivere è sempre un enorme piacere leggerti. Grazie